NOTA! Questo sito utilizza cookies e tecnologie simili .
Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti: cliccando su 'Approvo', proseguendo nella navigazione, effettuando lo scroll della pagina o altro tipo di interazione col sito, acconsenti all'utilizzo dei cookie. 
Per maggiori informazioni o per negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa.

I nostri uffici resteranno chiusi dal 3/08/2017 al 1/09/2017
Tutti gli ordini effettuati in quel periodo verranno evasi dal 04/09/2017

Politica internazionale, fazioni e partiti nella Curia romana del tardo Cinquecento
SKU: 9915308001
Visceglia Maria Antonietta
48,99 €

Nr. Pagine:
49
Formato:
PDF
ISSN:
0035-7073

Scopo di questo articolo è ricostruire le dinamiche delle fazioni all’interno della Curia romana e in particolare nel Sacro Collegio negli ultimi decenni del Cinquecento attraverso l’incrocio di fonti diverse: romane, toscane, spagnole, francesi. La peculiarità delle fazioni romane, in un sistema politico e istituzionale in cui il pontefice, insieme sovrano temporale e Vicario di Cristo, era principe eletto, consisteva nella loro continua mobilità dovuta all’assenza di un principio dinastico e alla influenza dei cambiamenti dei rapporti di forza internazionali. La composizione non solo italiana della Curia, la centralità romana in una fase di rilancio dell’universalismo papale, facevano di Roma un centro nevralgico della politica internazionale mondiale nel quale i principi italiani e le grandi monarchie agivano anche attraverso le fazioni collegandosi alle famiglie nobili romane e agli ufficiali di Curia. Questo articolo dimostra come la potenza di Filippo II non si tradusse in una completa egemonia nella corte romana neppure nel drammatico periodo delle guerre di religione in Francia. Nelle ultime fasi delle guerre civili francesi il Sacro Collegio e le Congregazioni si divisero rispetto alla Lega ma prevalse, anche grazie al ruolo cruciale di alcuni principi italiani (soprattutto i Medici), la considerazione di una «ragione politica» che fosse compatibile con il tradizionale linguaggio delle fazioni.

The aim of this article is to reconstruct factional dynamics within the Roman Curia, especially in the Sacred College during the closing decades of the sixteenth century by cross referencing various sources: Roman, Tuscan, Spanish and French. What was peculiar about the Roman factions was their ever shifting nature, in a political and institutional system in which the pope was an elected prince (as well as temporal sovereign and Vicar of Christ), and their continuous mobility was due both to the absence of a dynastic principle and the influence of international power politics. The fact that the Curia was not only composed of Italians and the central importance of the eternal city, at a time when papal universalism was being relaunched, turned Rome into a nerve centre for international politics, a diplomatic hub in which Italian princes and the great monarchies also operated through the factions, aligning themselves with noble Roman families and Curia officials. This article shows how the power of Phillip II did not translate into a complete hegemony in the Roman court, not even during the dramatic period of the Wars of Religion in France. During the final phases of the French civil wars, the Sacred College and the Congregations split with regard to their position on the Catholic League, but partly thanks to the crucial role played by several Italian princes (above all the Medici), the consideration of a “political reason» that was also compatible with the factions’ traditional language prevailed.

Edizioni Scientifiche Italiane E.S.I. SpA - Via Chiatamone 7 - 80121 - Napoli P.IVA: 00289510638 Copyright © All right reserved