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Filosofia del diritto
SKU: 8616126160
Gentile Francesco
38,00 €

Isbn
9788849532432
Collana:
"« I Quaderni » della Scuola di Applicazione Forense della Fondazione Gentile onlus di Venezia"
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Nr. Volume
2
Formato
13,5X20
Nr. Pagine
464
Mese Pubblicazione
Gennaio
Anno Pubblicazione
2017

Il nucleo fondamentale delle Lezioni di Francesco Gentile, raccolte per la prima volta dai Suoi allievi nel Corso universitario del 2006, e oggi riedite, dopo dieci anni, è rappresentato da un saggio del 1984, Intelligenza Politica e Ragion di Stato, probabilmente lʼopera più matura e articolata del Maestro, sulla quale si sarebbero formati migliaia di studenti, perlopiù dellʼUniversità di Padova, ma non solo. Era il periodo in cui, ormai da dieci anni, da più parti e unanimamente, si certificavano e denunciavano le difficoltà del formalismo normativista e del cosiddetto «positivismo analitico», tanto che le Lezioni avrebbero rappresentato un formidabile esempio di critica dellʼuno e dellʼaltro, a partire da una prospettiva ancora giusnaturalistica, seppure declinata secondo la «filosofia dellʼesperienza giuridica», già teorizzata da Adolfo Ravà, Giuseppe Capograssi ed Enrico Opocher. La filosofia analitica aveva rappresentato il fondamento di una pluralità dʼindirizzi: la filosofia del diritto delle Scuole di Torino (Bobbio, Scarpelli, Gavazzi) e di Oxford (Hart, Raz, MacCormick), il realismo scandinavo di Ross e Olivecrona e quello analitico italiano delle Scuole di Genova (Tarello) e di Bologna (Pattaro). In effetti, gli anni Ottanta avrebbero segnato la nascita e lo sviluppo di quei nuovi orientamenti, che ancor oggi avrebbero dominato la filosofia politico-giuridica del mondo occidentale: dal principialismo morale di Ronald Dworkin, al costituzionalismo moderno di Robert Alexy e Carlos Nino; dal ripensamento della teoria dellʼargomentazione di Perelman, attraverso la logica formale di Frege e Russel, rinvenibile nelle opere di Manuel Atienza, Stephen Toulmin, Aulis Aarnio e Alexsander Peczenik, allʼanalisi gius-realistica dei discorsi e degli argomenti interpretativi dei giuristi di Jerzy Wróblewski, Riccardo Guastini e Pierluigi Chiassoni, fino allʼaffermazione dellʼermeneutica giuridica di Josef Esser e Carl Engisch, con riferimento alla quale, solo pensando allʼesperienza italiana, occorre ricordare le opere di Mauro Barberis, Giuseppe Zaccaria e Francesco Viola. Francesco Gentile alcuni di tali indirizzi li avrebbe apprezzati, altri vivacemente criticati, a nessuno di essi aderito. Egli avrebbe piuttosto continuato a spendersi nel difendere lʼoggettivismo etico, né si sarebbe stancato di denunciare i rischi di una conoscenza scientifica solo convenzionale ed operativa dellʼesperienza giuridica; mai avrebbe rinunciato a quella domanda globale che solo il sapere radicalmente problematico della filosofia può autorizzare.

L’AUTORE
Francesco Gentile, per oltre quarantʼanni è stato professore nellʼuniversità, a Padova e a Napoli, a Trento e a Perugia, a Udine e a Catanzaro, a Innsbruck e a Buenos Aires, ove ha insegnato Storia delle dottrine politiche, Filosofia della politica, Filosofia del diritto, Metodologia della scienza giuridica. Prix Montesquieu nel 1968, è poi divenuto membro della Real Accademia de Jurisprudencia y Legislation de España e dellʼAcadémie Montesquieu di Bordeaux, socio effettivo dellʼIstituto Veneto di Scienze. Nel 1994 è nel Comitato di studio sulle Riforme istituzionali, elettorali e costituzionali della Presidenza del Consiglio, nel 2002 nella Commissione per lʼattuazione dello Statuto della Corte Penale Internazionale. È deceduto a Padova il 24 novembre del 2009, dopo essere stato per dodici anni Preside della Facoltà, ora Scuola di Giurisprudenza dellʼUniversità di Padova e di Treviso.

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