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Il saggio tratta delle origini storiche e dei diversi significati assunti dalla locuzione abuse of process nel corso della sua lunga vita nell’esperienza giuridica inglese. In particolare, ci si sofferma sulla evoluzione che la nozione in parola ha fatto registrare durante la sua applicazione nel terreno giurisdizionale. Dapprima, l’espressione fu utilizzata nell’ambito del processo penale per descrivere tutte le ipotesi in cui lo stesso fosse condotto dallo Stato nei confronti dei cittadini senza il rispetto delle loro fondamentali garanzie di difesa o fosse animato da intenti vendicativi o, ancora, fosse il frutto di condotte illecite da parte di tutti i soggetti incaricati di pervenire a una pronuncia giudiziaria. Successivamente, di abuse of process cominciò a parlarsi nell’alveo del processo civile, mutando radicalmente la prospettiva, nel senso che l’istituto veniva evocato per disciplinare ipotesi opposte e speculari a quelle proprie del processo penale. In particolare, l’abuso processuale civile ha via via adottato le sembianze di quelle condotte processuali, sostanziantisi sia nell’inizio di procedimenti del tutto privi di idonea base fondante sia nella loro prosecuzione in forme e secondo fini immeritevoli di tutela, caratterizzate da una distorsione dello strumento processuale rispetto allo scopo suo proprio di realizzazione dei diritti soggettivi. Il fenomeno prese, a partire dal diciannovesimo secolo, dimensioni molto allarmanti e indusse il legislatore inglese a intervenire sin da 1896 con provvedimenti volti a scoraggiare conduzioni abusive di processi civili, attribuendo alle corti superiori incisivi poteri risolventisi nella cancellazione della causa dal ruolo o, in casi di più grave e manifesta scorrettezza, nella inibizione al promuovimento di azioni analoghe. Le parti successive del saggio si occupano di descrivere le molteplici forme di intervento giurisdizionale, nei confronti di categorie di parti processuali definite «abitualmente litigiose», che nel tempo sono divenute sempre più rigorose ed estese. Di questo viene offerta un’analitica rassegna, anche attraverso l’esame degli orientamenti dottrinari e giurisprudenziali più recenti. E infine, si volge lo sguardo verso le riflessioni che studiosi di altri paesi hanno svolto sull’abuse of process inglese: a questa stregua si formula la conclusione secondo cui altri ordinamenti europei hanno preso a mutuo il nucleo fondamentale della figura qui studiata reputandola idoneo presidio nei confronti della disamministrazione del processo ad opera delle parti, con esiti pregiudizievoli per la collettività dei cittadini.

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