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L’annotata sentenza del Tribunale di Napoli si segnala all’attenzione degli interpreti perché bene mette in luce sia i profili di novità introdotti nel testo dell’art. 262 c.c. dal d.lg. n. 154 del 2013, sia l’entità del cambiamento che questi profili stanno producendo sulla tradizionale figura del diritto al nome. Infatti, qualificando il cognome come «bene morale della persona» e come «elemento costitutivo della identità personale», i giudici chiariscono efficacemente che le modifiche introdotte nel 2013 sono già di per sé bastevoli a significare che anche in Italia il cognome deve essere oramai considerato non soltanto come segno dell’appartenenza familiare, ma anche come profilo rilevante dell’identità della persona.

The annotated judgment is interesting for the interpreters because highlights both the new profiles introduced into the text of art. 262 c.c. by legislative decree n. 154 of 2013, both the magnitude of the change that these profiles are producing on the traditional figure of the right to a name. By treating the surname as “moral good of the person” and as “a constitutive element of personal identity”, the judges effectively clarify that the amendments introduced in 2013 are sufficient to mean that in Italy the family name should now be considered not only as a sign of belonging to family, but also as a significant identity profile of the person.

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