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Il contributo analizza criticamente una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato la nullità del contratto concluso fra un agente sportivo, iscritto anche all’Ordine degli Avvocati, e un calciatore professionista. Si contesta, in particolare, l’automatismo interpretativo, in virtú del quale la violazione della regola endoassociativa sportiva dovrebbe condurre sempre alla declaratoria di nullità ex art. 1322, comma 2, c.c. L’Autore, per altro, ritiene le regole sportive richiamate in sentenza inapplicabili al caso concreto. Sul presupposto che non esista un ordinamento sportivo, separato e autonomo da quello generale, si afferma che tali regole sportive non possano essere ritenute conformi con l’unitario assetto ordinamentale. Si conclude, dunque, per la validità del contratto concluso fra avvocato e calciatore, salvo rilevare violazioni del codice deontologico forense e, di conseguenza, profili di responsabilità professionale.

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26
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