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L’insegnamento di Tullio Ascarelli, studioso di diritto commerciale e comparatista assai noto nel panorama internazionale, ha lasciato una traccia indelebile nella cultura giuridica italiana, in quanto espressione, tra le più raffinate e complesse, della rivolta contro il formalismo e dell’esigenza di superamento del folclore dell’“old italian style”. La centralità della teoria dell’interpretazione nella costruzione e nello sviluppo della complessità dell’esperienza giuridica è qui filtrata e potenziata dal richiamo ai testi letterari. Antigone e Porzia sono, infatti, un mezzo per comunicare, a livello transnazionale, la perenne dialettica, non oppositiva, tra certezza del diritto positivo (i.e. dichiaratività) e necessario sviluppo dell’ordinamento giuridico attraverso l’interpretazione e applicazione di tutti i testi normativi, in conformità con la realtà economica, sociale e politica vigente al momento dell’atto interpretativo (i.e. creatività, nella continuità con il corpus juris prestabilito di norme e decisioni giudiziali). Il giurista, il buon giurista, non può che mediare tra i due poli, nella ricerca, sempre perfettibile – perché sempre storicizzata – di una ragionevole, equa e quanto più possibile giusta interpretazione dei casi concreti. Ben oltre i primordiali movimenti di Law and Literature, oltre le Feminist legal theories, oltre il giusnaturalismo. Il contrasto apparente si ripropone e si ricompone nell’armonia della storia, immergendo il diritto, come azione continua, nella società e nel flusso dell’umano agire.

The teachings of Tullio Ascarelli, a well-known scholar of commercial law and of comparative law on the international scene, has left a lasting mark on Italian legal culture insofar as they are one of the most elegant and complex expressions of the “revolt against formalism” and the need to go beyond the folklore of the “old Italian style”. The centrality of the theory of legal interpretation, in constructing and developing the complexity of the legal experience, is filtered and strengthened herein by referring to literary works. In particular, “Antigone and Portia” is a means for communicating, at a transnational level, the eternal dialectic existing between the certainty of positive law and the need to develop it through the interpretation and application of all legal texts, between the declarative nature of the interpretation and its creativity. Jurists and judges, the good ones, are supposed to mediate between these two antipodes, in the always perfectible – because always historicised – quest for a reasonable, equal and, as far as possible, just interpretation of concrete cases. Far beyond Law and Literature movements, beyond Feminist legal theories, beyond the natural law tradition. The apparent contrast is re-proposed and recomposed within the harmony of history, by immersing law, as an ongoing action, in society and in the flow of human activity.

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