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L’autore delinea le principali caratteristiche giuridiche della clausola di specialità prevista dall’art. 612-bis c.p., in applicazione della quale il reato di atti persecutori non è applicabile qualora concorrano con lo stesso ulteriori fattispecie delittuose che diano luogo ad un più grave reato. Nel secondo paragrafo vengono, quindi, meglio delineate le particolari problematiche insorte in sede di dibattito parlamentare tra i fautori della permanenza della clausola nel testo normativo e coloro i quali ne auspicavano l’eliminazione, sostenendo che, in sua presenza, il reato di stalking avrebbe potuto perdere l’efficacia repressiva che ne aveva giustificato la previsione. Il terzo paragrafo si sofferma su una breve, ma significativa, carrellata di pronunce rese dai Giudici di legittimità e di merito, al fine di rendere edotto il lettore sulle modalità concretamente applicative della normativa in esame. L’ultimo paragrafo, infine, riporta le conclusioni dell’autore, che evidenzia l’assoluta necessità di predisporre rimedi non solo normativi al fine di arginare il dilagante fenomeno degli atti persecutori nei confronti soprattutto della donna e del “femminicidio”.

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