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Vocation et martyre dans les Vocationes illustres

SKU: 9920308012
Autore:
Fabre Pierre-Antoine
Estratto Rivista

Rivista Storica Italiana 3/2020

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0035-7073
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33,99 €

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VOCAZIONI GESUITICHE NELLA PRIMA ETÀ MODERNA - Vocation et martyre dans les Vocationes illustres

L’articolo si pone l’obbiettivo di comprendere il significato dei numerosissimi racconti martiriologici presenti nella letteratura spirituale e apologetica dell’età moderna, a partire dal caso delle Vocationes illustres raccolte dalla Compagnia di Gesù in un faldone di manoscritti studiati in questa sezione. Interessandosi nello specifico al caso dei martirii collettivi, molto frequenti nel contesto delle missioni di evangelizzazione, si può formulare l’ipotesi seguente: nella misura in cui ogni martirio è l’effetto d’un incontro particolare con la grazia, ogni vittima di un martirio è anche il primo testimone del martirio del suo compagno di sventura (e di fortuna “in cielo”). Di conseguenza, il racconto di un martirio è strettamente legato al martirio stesso. Analizzando nel dettaglio la concatenazione dei racconti martirologici e del martirio degli autori di questi racconti nel caso dei “trentanove martiri del Brasile” (1570), evento fondante della martirologia gesuitica, l’autore di questo articolo mostra come la testimonianza può sostituirsi progressivamente al martirio stesso, e in che modo, in fin dei conti, questa letteratura può svolgere una funzione apologetica rispetto al martirio stesso e, al contempo, farne a meno; operazione fondamentale per una congregazione che, lungo tutta l’età moderna, dovette affrontare la penuria di religiosi inviati in missione e lottare contro un’ossessione che perseguita il Cristianesimo sin dalle sue origini: quella del suicidio.

This contribution attempts to understand the meaning of the very numerous accounts of martyrdom in the spiritual and apologetic literature of modern times, starting from the case of the Vocationes Illustres gathered by the Society of Jesus in a bundle of manuscripts studied elsewhere in this dossier. Looking more particularly at collective martyrdoms, very frequent in the context of evangelization missions, we can make the following hypothesis: inasmuch as every martyrdom is the effect of a singular encounter with grace, every victim of martyrdom is also the first witness to the martyrdom of his companion of misfortune (and fortune “in heaven”). As a consequence, the story of martyrdom is closely related to martyrdom itself. Analyzing in detail the sequence of martyrdom narratives and the martyrdom of the writers of these narratives in the case of the “thirty-nine martyrs of Brazil” (1570), a founding event for Jesuit martyrology, the author of this contribution shows how witnessing can progressively substitute for martyrdom itself and how, finally, this literature can both apologize for martyrdom and dispense with it, an essential operation for a congregation which, in the whole of the modern age, has to face the shortage of religious on mission and to fight against a haunting which has pursued Christian history since its origins: that of suicide.

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