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La Corte europea dei diritti dell’uomo ha avuto occasione di confrontarsi con specifici modelli d’integrazione fra culture e religioni differenti quando si è dovuta pronunciare sulla compatibilità con la Convenzione di legislazioni nazionali che vietavano il vestimento di simboli religiosi o ne prescrivevano l’esposizione. Essa ha dichiarato conformi alla Cedu legislazioni che proibivano la dissimulazione del volto attraverso il vestimento di abiti religiosi in luoghi aperti al pubblico, esprimendosi dunque a favore della liceità del modello d’integrazione di stampo assimilazionista. Non sembra però che con ciò i giudici di Strasburgo abbiano voluto individuare uno specifico modello d’integrazione quale unico compatibile con la Convenzione. Infatti la giurisprudenza della Corte relativa all’art. 9, così come la pronuncia della Grande Camera nel caso Lautsi, lasciano aperta la possibilità che in futuro vengano ritenuti compatibili con la Cedu differenti modelli d’integrazione culturale.

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