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Il giudice virtuoso. Alla ricerca dell’efficienza del processo civile

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Autore:
Locatelli Francesca
Collana:

"Quaderni de «Il giusto processo civile»" 
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45,00 €
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L’obiettivo dell’efficienza del processo civile è qualcosa a cui tutti gli ordinamenti aspirano. Il nostro sistema sembra affidare ogni speranza di successo essenzialmente alla riforma sul rito, la quale tuttavia, da sola non è sufficiente. L’opera approccia il tema da una prospettiva differente, che funge da fil rouge di tutto l’excursus: se un vero e proprio principio di proporzionalità nel nostro ordinamento processuale non è al momento previsto, è però possibile ricavare un più generale principio di efficienza dall’art. 111 Cost., alla luce del quale l’organizzazione degli uffici giudiziari e l’applicazione delle norme di rito da parte del giudice in forza del suo potere di direzione debbano essere di necessità ispirati, senza cercare sempre altrove (il rito, la degiurisdizionalizzazione) la soluzione del dilemma? Nasce così un’appassionata ricerca dei tratti distintivi del giudice «virtuoso», partendo dagli schemi relativi al modello organizzativo del lavoro dello stesso, per poi estendere lo sguardo (non senza qualche inquietudine) ad alcune evoluzioni che pensano di delegare la soluzione del problema ad un uso massivo della tecnologia, la quale rischia di condurre verso non desiderabili derive se non correttamente dosata e dominata dall’uomo. Lo sguardo si allarga allora al processo civile telematico, per poi sondare gli scenari che si preparano in un prossimo (ma neppure troppo lontano) futuro: l’online litigation, a partire dagli odr, sino ai progetti in materia di online court, già realtà in alcuni ordinamenti, per poi arrivare al tema spinoso dell’intelligenza artificiale, che impone una riflessione critica sullo schema logico che una macchina, anche in grado di autoapprendere, può utilizzare, in rapporto al ragionamento del giudice (al sillogismo ed alle teorie più recenti che aggiornano e completano tale paradigma). Nel frattempo, il nostro legislatore, apparentemente ignaro di tutto questo dibattito, ha prodotto l’ennesimo schema di ddl per l’efficienza del processo civile, la quale per vero appare tale solo a parole, e che insiste di nuovo solo sul rito e su un uso non convincente della tecnologia. Ragionare del giudice «virtuoso» significa invece capire cosa può essere accettato e cosa deve esser rifiutato delle soluzioni che altrove si stanno già diffondendo, valorizzando nel contempo la risorsa più importante che abbiamo, ossia il capitale umano, pur operando con le norme e gli strumenti già a disposizione ed attuando così sin da subito, e concretamente, il canone dell’efficienza.

L'AUTORE
Francesca Locatelli è prof. aggregato di Istituzioni di diritto processuale civile nell’Università degli Studi di Bergamo ed ha conseguito con votazione unanime l’abilitazione alla fascia di professore associato di Diritto processuale civile nel dicembre 2017.

Indice

Capitolo I – Tra economia processuale e principio di proporzionalità, ovvero il giudice «virtuoso»
1. La nozione di economia processuale negli anni 2020. Premessa
2. La ricerca di una soluzione tra rigidità e flessibilità del rito
2.1. (Segue). Una questione antica, ma sempre attuale: quale equilibrio tra poteri del giudice e delle parti?
2.2. (Segue). Il trend europeo verso un processo a cognizione piena, ma elastico nel rito (ovvero adattare il rito al tipo di controversia, incidendo sulle modalità della trattazione)
2.3. (Segue). La via italiana
3. Un cambio di prospettiva: l’efficienza del processo non soltanto attraverso il rito
3.1. (Segue). Il principio di proporzionalità nella giustizia civile
3.2. Il principio di proporzionalità ha un addentellato normativo nella nostra Carta costituzionale? La preferibile nozione di principio di efficienza
4. Dal giudice secondo solo alla legge al giudice virtuoso
4.1. Premessa fondamentale: una nuova nozione di responsabilità
4.2. Indipendenza v. efficienza?
4.3. Nel solco di Cappelletti e la sua idea di giustizia socialmente responsabile
5. Linee di indagine

Capitolo II – Efficienza e modelli di organizzazione del lavoro del giudice
1. Tre possibili modelli
2. L’approccio italiano al problema del modello di organizzazione del giudice
2.1. Una visione manageriale limitata solo alla mera componente amministrativa, ovverossia al secondo modello
2.2. Timide evoluzioni: l’ufficio per il processo
2.3. Criticità: un’idea nata già vecchia e con il rischio di un eccesso di delega allo staff di assistenza al giudice
3. Altre strategie per l’efficienza del processo civile
3.1. L’esperienza americana. I Trial Court Performance Standards
3.2. I Time Standards
3.3. Trial/courtroom practices: tra protocolli per l’udienza e qualcosa di più
3.4. Un vero e proprio accordo processuale tra giudice e parti sulle regole di procedura

Capitolo III – Il falso mito dell’efficienza attraverso il P.C.T
Parte Prima – I problemi del nostro P.C.T.
1. Premessa: il falso mito del processo civile telematico come soluzione per l’efficienza del processo civile, in rapporto al modo in cui è stato concepito presso il nostro ordinamento
2. (Segue). L’influenza del processo civile telematico: verso un modello di processo sempre più scritto, con implicazioni profonde
3. (Segue). Derive non desiderabili dell’utilizzo del mezzo telematico sul processo
3.1. (Segue). Gli errori tecnici e la necessità di riportare il ruolo del giudice al centro per una soluzione ragionevole di eventuali irregolarità
3.1.1. Errato deposito in forma cartacea dell’atto allorché lo stesso avrebbe invece dovuto essere depositato telematicamente
3.1.2. Il tempo della notificazione effettuata telematicamente ed il problema del rispetto dei limiti di orario imposti dall’art. 147 c.p.c.
3.1.3. Il caso dell’errato deposito telematico dell’atto per erronea indicazione del numero di ruolo
3.1.4. La notifica effettuata ad un indirizzo diverso dal domicilio digitale risultante dai pubblici elenchi
4. Il ruolo del giudice «virtuoso» in questi casi

Parte Seconda – Il P.C.T. utile (solo come strumento di supporto)
1. Il pct deve essere solo un mero strumento di supporto, al servizio di alcune tipologie di rito in particolare o per gestire correttamente i flussi delle cause
1.1. Gestione dei flussi e programmazione del lavoro del giudice: lavoro in sequenza o in contemporanea?
1.2. Processo civile telematico al servizio delle peculiarità del rito
2. Alcune esperienze straniere in tale direzione
2.1.1. UK: il Claim Production Center ed il County Court Bulk Center per il recupero dei crediti dei grandi creditori quali le aziende pubbliche
2.1.2. (Segue) il Money Claim OnLine per i singoli utenti e le imprese
2.1.3. Considerazioni a margine dell’esperienza inglese
2.2.1. Finlandia: una premessa necessaria sul coinvolgimento diretto dei magistrati
2.2.2 (Segue) un processo sommario telematico semplificato per la richiesta di somme di denaro non contestate: il sistema Santra
2.2.3. (Segue) L’integrazione del sistema Santra con quello denominato Toumas, finalizzato al Case Management System del tribunale
2.2.4. Considerazioni sull’esperienza italiana a margine di quella finlandese
2.3. Austria: il sistema Elektronischer Rechtsverkehr (molto simile al nostro processo civile telematico) è efficiente perché si innesta su un diritto processuale che prevede ampi poteri di direzione materiale del processo
2.4. Usa: e-filing e paper on demand in funzione del Case Management/Electronic Case Files Project

Capitolo IV – La ricerca dell’efficienza attraverso nuovi (pericolosi) modelli
Parte Prima – Le criticità dell’online litigation
1. La nuova frontiera (o deriva?) dell’online litigation
2. Online dispute resolution. L’origine degli ODR nella prassi per risolvere le dispute sulle transazioni effettuate online
3. Il Regolamento europeo sulle Online Dispute Resolution (ODR) Regolamento (UE) N. 524/2013 del Parlamento europeo del 21 maggio 2013
3.1. La piattaforma EEC ODR
4. ODR e online litigation in generale: pericolose derive che devono far riflettere su alcune istanze che emergono dal basso
4.1. Assicurare accesso alla giustizia civile anche ai singoli che, per ragioni economiche o psicologiche, non si rivolgono alla giustizia tradizionale
4.1.2. Il contenimento dei costi
4.1.3. Semplificare la procedura per renderla più accessibile. Le parti non si rivolgono al giudice online per ottenere un giudizio, perché l’esperienza è percepita come qualcosa di diverso
4.2. Assicurare l’indipendenza e correttezza (fairness) di chi giudica
5. Progetti in itinere: le online courts
5.1. UK
5.1.1. UK: il progetto di una corte online per le controversie sino a 25.000 sterline
5.1.2. Tratti distintivi dell’online court
5.1.3. Le fasi del modello di processo avanti l’online court
5.1.4. Ulteriori opzioni in punto di disposizioni processuali: corte autonoma o parte della County Court, competenza per valore e per materia (secondo meccanismi opt out/opt in)
5.2. British Columbia: il Civil Resolution Tribunal online è già realtà
5.3. Criticità delle online courts

Parte Seconda – La logica (insostituibile) del giudice: contro l’intelligenza artificiale applicata al processo
1. Perché il ragionamento del giudice non può essere completamente sostituito dall’intelligenza artificiale. Intelligenza artificiale e giustizia predittiva
2. La logica del giudice e la logica dell’algoritmo: due realtà che non si incontreranno mai
3. Come ragiona la macchina: regola logica, casistica analoga e logica di apprendimento
4. Come ragiona il giudice: il superamento dello schema del sillogismo per descriverne il ragionamento secondo le teorie più recenti
4.1. La critica allo schema del sillogismo giudiziale nel pensiero di Kelsen
4.2. (Segue). Il superamento del sillogismo giudiziale nelle teorie più recenti
4.2.1. Le teorie analitiche: nel solco del sillogismo, ma con significative variazioni rispetto al modello classico
4.2.2. Le teorie analitiche (segue): il ragionamento del giudice secondo le regole del discorso razionale
4.2.3. Le teorie antiformaliste. Un modello di ragionamento giudiziale alternativo a quello logico-deduttivo, fondato sulla ragionevolezza intrinseca della decisione alla luce di numerose variabili
4.2.4. Le teorie antiformaliste. (Segue). L’ermeneutica giuridica e la giustificazione del dispositivo secondo un modello di pensiero circolare nel pensiero di Engisch, Larenz, Kaufmann ed Esse
5. Le nuove teorie mostrano che la logica (umana) del giudice è insostituibile

Capitolo V – Il più recente progetto di riforma per l’efficienza del processo, ma solo dichiarata
1. Le illusorie sirene di una (ennesima) riforma del processo civile alla ricerca dell’efficienza. Premessa
2. Il progetto italiano: il ddl Bonafede per l’efficienza del processo civile. Un approccio insoddisfacente
3. Una panoramica dello schema di ddl e alcuni primi interrogativi
3.1. Gli obiettivi della riforma: semplificazione, speditezza e razionalizzazione, nel rispetto della garanzia del contraddittorio. Ma è davvero così? Breve nota metodologica
3.2. Il ricorso in luogo della citazione: una scelta inutile e non priva di (ignorate?) conseguenze sistematiche
3.3. In concreto, poche differenze con i tempi di celebrazione del rito di cognizione ordinario
3.4. I casi di ulteriori riti «gemmati» dal rito semplificato di primo grado avanti al giudice monocratico
3.4.1. La riduzione dei casi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale e il rito avanti al collegio
3.4.2. Il giudizio avanti al giudice di pace
3.4.3. Il giudizio in grado di appello
3.5. Il limite di una riforma (non desiderata, né necessaria) sul rito per ottenere l’agognata efficienza: il problema, infatti, è strutturale
4. Adr e Tecnologia e nel ddl Bonafede: nihil sub sole novi
4.1. Adr ed «istruzione stragiudiziale»: ovvero come stravolgere ruoli ed istituti, per una riforma votata al fallimento
4.2. Disposizioni per l’efficienza del processo civile secondo l’art. 11 dello schema di ddl tra deposito telematico e notificazioni a mezzo pec
5. Idee bislacche in punto di chiarezza e sinteticità degli atti e collaborazione tra giudice e parti, processo telematico e notificazioni a mezzo pec

Capitolo VI – Una proposta diversa
1. Qualche breve considerazione sulle esperienze straniere e qualche prima indicazione de iure condendo
2. (Segue) Dove si colloca il giudice «virtuoso» in un simile contesto
3. Perché il processo civile telematico, per come è stato attuato, non ha migliorato l’efficienza del processo civile: ovvero la storia di due possibili modelli a confronto (approccio olistico-regolativo v. pragmaticoevolutivo)
3.1. L’approccio olistico regolativo al pct in Italia: le ragioni di un fallimento
3.2. (Segue) Il processo civile telematico ha una funzione limitata (e l’approccio pragmatico-evolutivo al pct)
4. Online litigation. Le possibili opzioni, da confinare solo in casi limitati
4.1. Il modello dell’ODR accettabile solo come mera fase pre processuale, purché solo su base volontaria e per liti bagattellari
4.2. Il modello della online court: ovvero, in nome del principio di proporzionalità/efficienza, non si può sacrificare il diritto di difesa
4.2.1. Conseguenze dal punto di vista sistematico. Da un modello di risoluzione delle controversie «indipendente» (stand alone) ad un modello in «in sequenza» finalizzato al processo (end
to end)
4.2.2. (Segue) Il passaggio da un modello decisorio formale ad uno semi formale presenta dei rischi
4.2.3. (Segue) Elevata automazione e inaccettabile compressione del diritto di difesa
5. La giustizia predittiva e basata su intelligenza artificiale solo come fattore che potenzia, ma non sostituisce, il giudice
5.1. Per ora lo schema di funzionamento della a.i. è ancora di matrice prettamente negoziale, ma già cela inquietanti scenari
5.2. Anche se applicato al contesto giudiziale, l’algoritmo più raffinato non può sostituire l’intuizione
5.3. Efficiente non solo come processo celere, ma anche giusto: ovvero non confondere la potenza di calcolo con la ponderazione del giudice
6. L’importanza imprescindibile del capitale umano: il giudice virtuoso e la vera efficienza del processo

Isbn
9788849542561
Nr. Volume
14
Formato
17x24
Nr. Pagine
332
Mese Pubblicazione
Giugno
Anno Pubblicazione
2020